RicordandoCinzia Maniglia

Ho colto con piacere l’invito di Daniele ad utilizzare questo spazio da lui creato come luogo virtuale da cui far nascere riflessioni e confronti reali. Scrivere significa in qualche modo fermarsi, prendere tempo, mettere a fuoco ricordi e pensieri, metabolizzare emozioni e trasformarli in qualcosa che sia utile al nostro presente e al nostro futuro.
Accolto l’invito, restava da individuare un argomento: parlare di viaggio, di un’esperienza o di interessi personali, magari del lavoro? Forse sarebbe stato interessante parlare di un angolo del nostro paese poco conosciuto, di un palazzo, di una chiesa? Invece ho deciso di parlare di un pezzo ancora più prezioso del nostro paese: Cinzia Maniglia, una figlia di questa terra, strappata prematuramente alla vita da una malattia incurabile.
Se la conoscevo un po’ a lei non sarebbe piaciuto un ricordo celebrativo né una malinconica commemorazione; credo che il modo migliore per ricordarla sia fare tesoro del suo modo di essere, semplice e generoso nella vita e come nella professione.
Cinzia è stata un punto di riferimento per molti ragazzi che come me non digerivano le equazioni al liceo: io ero un caso particolarmente disperato, ma anche con me qualche risultato positivo è riuscita ad ottenerlo.
Avevo sedici anni e la ascoltavo affascinata parlare con la stessa incredibile lucidità di teoremi di matematica e di storia dell’arte, di integrali doppi e di Caravaggio. Non mi dilungherò sui mille modi in cui è stata presente durante gli anni dell’università, perché ritengo sia molto più interessante raccontare qualche aneddoto della sua vita e alcuni suoi interventi, che riflettono le sue grandi qualità professionali e morali.

Il primo cantiere che mi portò a visitare fu quello della sistemazione dei canali di irrigazione a Pontone, progetto redatto insieme all’Arch. Rosario Antonicelli: era il 2004, stavo per iscrivermi alla facoltà di architettura, e pur non avendo nessun tipo di nozione in merito, Cinzia seppe spiegarmi la complessità dell’intervento di restauro per la tutela del paesaggio e del costruito storico della Costiera Amalfitana. La visita si trasformò in una lezione en plain air di restauro architettonico e di storia locale: Cinzia aveva perfettamente chiaro l’intimo rapporto tra agricoltura tradizionale, paesaggio e prevenzione del rischio idrogeologico, una sensibilità che fu la sua cifra distintiva da progettista. Cinzia conosceva profondamente Scala, le specificità e i valori che connotano questo territorio; la sua era una conoscenza intellettiva dovuta alla sua solida formazione, ma era anche una conoscenza emotiva derivante dal senso di appartenenza alla propria terra e alla propria comunità.
L’attenzione verso i valori paesaggistici ed ambientali traspare in molti dei suoi lavori di committenza sia pubblica che privata: in particolare nel restauro delle facciate del Convento dei Padri Redentoristi e nella sistemazione del Supportico del Duomo di S. Lorenzo, entrambe a Scala, emerge la capacità di Cinzia Maniglia di riconoscere il valore della preesistenza e di realizzare interventi rispettosi e compatibili.
Di grande importanza sono anche i lavori di rilievo e di studio di beni culturali, tra i quali si menzionano: il rilievo del Castello di Scala Grande pubblicato nel volume di Giuseppe Gargano, Scala nel Medioevo, e la partecipazione al gruppo di studio per il rilievo e la catalogazione dei siti rupestri in Costiera Amalfitana. Due lavori in cui Cinzia ha potuto esprimere al massimo le proprie qualità di architetto con la formazione e la maturità giusta per rilevare e analizzare in modo consapevole manufatti storici di grande interesse culturale, parte integrante del paesaggio unico della Costiera Amalfitana.
Cinzia, oltre ad essere un’eccellente professionista, era anche una donna molto impegnata nella vita della parrocchia e per i giovani di Scala: la fede e la volontà di servire i più deboli la spinsero verso il ruolo di Ministro straordinario della distribuzione dell’Eucarestia. La domenica mattina casa dei miei nonni era l’ultima tappa del suo tour dove portare il Corpo di Cristo significava anche donare un sorriso e una parola di conforto agli anziani e alle loro famiglie. La domenica mattina l’ultimo rito prima di pranzo era quel nostro caffè delle 11.30, qualche minuto per aggiornarci su quello che avevamo fatto durante la settimana, i tuoi consigli per un esame impegnativo e il tempo di accapigliarsi sui temi della politica locale e nazionale. Dio solo sa quanto mi manca quel caffè…

Cinzia era una persona che sapeva ascoltare i giovani: forse qualcuno ricorderà Mentore, un giornalino che ha curato tra il 2007 e il 2008, nel quale molti giovani scalesi hanno trovato un luogo dove esprimersi, e perché no, anche dove contestare le scelte politiche dell’epoca.
Vorrei concludere questo breve scritto, ricordando un lato di Cinzia che pochi conoscono, essendo molto riservata e poco incline a mettersi in mostra; credo che sia giusto, ora che non è più tra noi, ricordare la sua generosità infinita.
Cinzia si offrì di dare il proprio contributo professionale per la costruzione di una scuola in Madagascar per una missione dei Redentoristi. Mi aveva raccontato del suo viaggio e che aveva collaborato alla costruzione di un edificio scolastico, ma non avevo compreso quanto questa esperienza l’avesse toccata profondamente. Il risultato di questo viaggio, oltre alla scuola, è un album di foto e poesie scritte di suo pugno che la sua famiglia mi ha mostrato dopo la sua dipartita. Le foto raccontano la povertà e la miseria di questa gente, ma anche l’amore e la speranza negli occhi dei bambini: un bambino che porta in spalla il fratellino di pochi mesi tra le fumose baracche del villaggio, un gruppo di bambini che si inventa un gioco con un vecchio sacco, sono immortalati nella loro vita di tutti i giorni. Sono scatti in cui non traspare commiserazione ma compassione ed empatia, capacità di comprendere lo stato d’animo e i patimenti altrui; uno sguardo amorevole e pieno di umanità di cui si ha ancora più bisogno per opporsi alle derive razziste e bestiali dei nostri tempi.

Giulia Proto
- Specialista in Beni Architettonici e del Paesaggio -